Le stagioni della terra lucana by ANNA
Asparagi selvatici in Basilicata
Le stagioni della terra lucana by ANNA - I prodotti della terra in Basilicata

L’Asparago Selvatico è diffuso nella macchia mediterranea e cresce spontaneamente in prati, pascoli e boschi incolti della regione. La pianta può raggiungere e superare il metro di altezza; ha rami sottili e foglie aghiformi e spinose. I frutti dell’asparago sono costituiti da una bacca bulbosa da cui hanno origine le parti commestibili detti turioni, contraddistinte da colore verde, sapore amarognolo e profumo erbaceo. La loro consistenza è compatta, più o meno carnosa; la raccolta avviene tagliando la parte tenera del turione. I turioni sono i polloni della pianta che nascono e si sviluppano a partire dalla parte sotterranea; da raccogliersi tra il mese di maggio e quello di giugno. In cucina si consuma lesso, cucinato in padella oppure sott’olio; è un ideale contorno per formaggi, salumi, carne, uova e pesce, e può diventare un gustoso ingrediente di primi piatti. Gli asparagi hanno alto contenuto di potassio, infatti rappresentano un alimento molto utile al cuore e ai muscoli in generale ed hanno anche un effetto diuretico . Sono inoltre ipocalorici e apportano una quantità equilibrata di vitamine e sali minerali all'organismo che sono pressoché indispensabili per il buon funzionamento del sistema nervoso e del cuore. Regna tra i gustosissimi prodotti tipici della Lucania, si distingue il suo particolare sapore, un equilibrio di aromi che lo rende unico nel suo genere; e qui cresce spontaneamente sulle sue colline incontaminate senza nessuno intervento umano. L’uomo subentra solo nella raccolta, che avviene necessariamente in modo manuale, considerato che crescono in zone impervie, raggiungibili solo a piedi.

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Le arance di Basilicata : l'Arancia Staccia
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Le arancia è un frutto originario della Cina e del Giappone, e si diffonde anche nelle diverse aree mediterranee, quali Spagna, Grecia e Italia, grazie prima agli arabi e poi ai mercanti genovesi. In Basilicata sono stati proprio gli arabi a portare le arance e nell'attuale comune di Tursi, crearono un' insediamento chiamato “Rabatana”, che ancora oggi conserva le tracce di questa dominazione nell' architettura, nel dialetto e nella produzione di una tipica varietà di arance : l'Arancia Staccia. La caratteristica di questa varietà di arancia è la sua particolare forma oblata e schiacciata ai poli, da cui deriva il nome; infatti la sua forma ricorda le “stacce”,  ossia pietre schiacciate usate per un gioco simile a quello delle bocce. L'Arancia Staccia matura nel mese di marzo, ma può rimanere sulla pianta fino ad agosto, ha la buccia spessa e soffice, la polpa è senza semi e dal sapore squisito ed impareggiabile. Come tutte le arance il suo consumo equilibrato non fa che sfruttare le sue innumerevoli proprietà che vanno da quelle antiossidanti ed antinvecchiamento, a quelle anticancerogene. Inizialmente la sua pezzatura, più grande rispetto alle misure normali e commerciali, era un limite per la commercializzazione; ma negli ultimi anni si è registrato un'inversione di tendenza anche perché si è evidenziato il suo valore in termini di qualità. Oggi non appartiene più solo al mercato locale e la sua coltivazione non è solo per consumo famigliare; ma si sta cercando si salvaguardarne la sua estinzione già da alcuni anni attraverso la creazione del Consorzio di Tutela e Valorizzazione dell'Arancia Staccia di Tursi e Montalbano Jonico, che sono i due comuni di cui è originaria,  e tale consorzio ha come obiettivo la richiesta della tutela e del riconoscimento comunitario europeo della D.O.P..

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Al Nord lo chiamano Cren, in Basilicata è il Rafano : “ il tartufo dei poveri”!!!
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Il rafano è un tubero di una pianta che cresce lungo torrenti, corsi d'acqua, canali e fiumi; questa pianta arriva fino all'altezza di un 1 m e la sua radice raggiunge anche i 60 cm.
La radice viene raccolta dopo che la pianta abbia compiuto almeno due anni e una volta scavata, ripulita del terreno, scorticata e tagliata in pezzi più o meno uniformi può essere usata fresca grattugiandola o conservata in contenitori di vetro riempiti di olio di extra-vergine di oliva.
Il rafano fresco può essere tenuto in frigo anche per alcune settimane, o  anche congelato e nelle versioni commerciali lo troviamo anche sottoforma di salsa e sott'aceto. In epoca medieovale l'utilizzo del rafano aveva un fine solo terapeutico, mentre solo dal XVI viene introdotto come ingrediente in cucina caratterizzato dal suo sapore acre e piccante. A livello nutrizionale è ricco di vitamina C, calcio e potassio e il suo consumo è sconsigliato a chi ha problemi ai reni, di acidità di stomaco, ulcera e a chi è in gravidanza. Tra gli impieghi officinali si ricorda che le sue foglie tritate e aggiunte alla pappa dei cani hanno proprietà vermifughe e ricostituenti; mentre la radice ridotta a poltiglia e unita alla grappa diviene un ottima soluzione per curare strappi e dolori muscolari. In Basilicata, le zone del Lagonegrese, della Val D'Agri e alcune zone del Vulture ci regalano un ottimo rafano di qualità, il quale nonostante le massaie abbiano affinato tecniche di conservazione per averlo sempre a portata di mano, il suo gusto si esprime meglio quando è fresco e per questo motivo accompagna soprattutto i piatti nel periodo tra Carnevale e Pasqua. Infatti il periodo di maturazione della radice è fra gennaio e marzo. Alla riuscita di determinati piatti lucani da un grande contributo come sui “fusilli al ragù”; mentre elemento principe è nella Rafanata un insieme di elementi umili e semplici (patate, uova e pecorino) in un impasto cotto al forno.

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Il cavolfiore in Basilicata : un antico proverbio dice “i cavoli sono sempre in mezzo”!!!
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Il cavolfiore è un ortaggio formato da tante “cimette” unite su uno stelo centrale e in base alla varietà il colore può essere bianco o verde; è tipico della stagione invernale anche se lo si trova in commercio oramai tutto l'anno.
La sua origine e' molto antica; i Romani usavano mangiarli crudi prima dei banchetti per aiutare l'organismo ad assorbire meglio l'alcool e non solo, attribuivano al cavolo anche il potere di scacciare la malinconia e la tristezza. Le virtu' terapeutiche del cavolo sono cosi' vaste da essere considerato una pianta medicinale: ha proprieta' antinfiammatorie, cicatrizzanti e depurative; fortifica l'organismo e regola il sistema nervoso proprio per essere un potente rimineralizzante, è un ottimo rigeneratore di tessuti, un efficace diuretico e disinfettante naturale. Secondo recenti ricerche non andrebbero sottovalutate le proprieta' anticancro di questa pianta, essa contiene infatti delle sostanze antiossidanti e fibre che agiscono inattivando chimicamente gli agenti cancerogeni. I cavoli cotti sono preziosi nelle diete ipocaloriche per il loro quasi inesistente contenuto di grassi. Il cavolfiore può essere consumato crudo o cotto; crudo sia al naturale che come un'insalata; cotto sia caldo che freddo, può essere mangiato insieme alle minestre, alla pasta, gratinato al forno o nella preparazione di torte salate. Può essere conservato in frigo, se non lavato, anche per 10 giorni; mentre una volta cotto deve essere conservato chiuso in un recipiente (possibilmente di vetro) e massimo per 2 giorni.
Uno dei problemi legati alla preparazione del cavolo e' legato all'odore caratteristico che si produce durante la cottura, causato dall'alto contenuto di zolfo, risolvibile ricorrendo alla pentola a pressione oppure aggiungendo aceto o limone nell'acqua di cottura o anche mettendo sul coperchio della pentola del pane duro con la mollica imbevuta nell'aceto. Il modo migliore per mantenere tutte le proprieta' nutrizionali e' quello di cuocerli stufati o a vapore per non piu' di venti minuti. La coltivazione del cavolfiore in Basilicata è stata introdotta con la riforma fondiaria del 1949, includendo tra le orticole dei piani colturali. E’ nella valle del fiume Ofanto che il cavolfiore ha trovato l’habitat ideale tanto da essere stato avviato il riconoscimento del marchio come prodotto tipico di questa cultivar assolutamente unica dall’aspetto fino alle caratteristiche di cottura. Nella tradizione culinaria lucana, il cavolfiore, diffuso negli orti nelle case dove serviva anche come abbellimento, è legato al rito del maiale e del fagiolo con i quali si accoppia nelle più svariate versioni.

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Olio extravergine d'oliva in Basilicata - Le olive in Basilicata : le fautrici dell'oro liquido !!!
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L'oliva è il frutto dell'olivo, un albero dall'eccezionale longevità e dalle antichissime origini. Si presenta come una bacca carnosa di forma ovoidale, di colore dapprima verdastro e poi a maturazione nero violaceo; la sua polpa è di natura oleosa e le sue dimensioni variano a seconda della varietà; al suo interno troviamo un nocciolo di legno molto duro dal colore marrone che contiene 1 o 2 semi anch'essi oleosi.
Le olive possono essere consumate verdi, se raccolte a fine estate; o nere, se raccolte in inverno ad avvenuta maturazione. A tavola è la protagonista d' innumerevoli piatti: tra gli antipasti, nelle insalate, in sughi e salse per accompagnare pasta e carni o per arricchire una pizza; e si presenta sotto varie forme: farcita, fritta, conservata in salamoia e anche appassita in forno. Acquistando delle olive bisogna prestare attenzione che siano state manipolate e conservate con cura perché potrebbero tendere ad irrancidire facilmente visto il loro alto contenuto in grassi. L'oliva oltre ad essere ricca di grassi contiene molte vitamine, potassio e sali minerali che le forniscono proprietà ricostituenti ed energetiche. L'importanza dell'oliva è legata soprattutto al fatto che dalla sua spremitura si ricava un condimento liquido rappresentativo della cucina italiana: l'olio d'oliva. Considerato fondamentale per la crescita del bambino ed è un buon antidoto per l'invecchiamento, previene l'osteoporosi e blocca i radicali liberi; se giustamente consumato nelle dosi giornaliere di massimo uno o due cucchiai. Anche la Basilicata vanta di una sua antica tradizione per quanto riguarda la coltivazione dell'olivo, le principali aree di produzione sono: Vulture, Bassa Val d'Agri e Bassa Collina Materana, territori con la più adatta composizione mineralogica per avere come risultato un olio dalle ottime qualità organolettiche, naturalmente parlando di olio extra-vergine d'oliva. Ferrandina, un comune sempre della Basilicata, è nota per la sua varietà “Maiatica di Ferrandina” dalla quale oltre che a ricavare un buon olio, sono gustosissime le stesse olive passite mediante infornatura.

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